Le Domus de Janas

della Necropoli

Anghelu Ruju

tra preistoria e leggenda

La parola sarda "domus" riconduce subito alla matrice latina ed al significato di casa, ma una parola in più meritano queste misteriose e affascinanti figuere: sas Janas. Sas Janas vengono definite fate erano nell'immaginario collettivo una sorta di piccole ninfe molto graziose e attraenti che dimoravano in luoghi incantati, nei boschi sotto le fronde degli alberi o nelle fonti dove con un po' attenzione era facile scorgerle la notte facendo attenzione a non disturbarle. Se trattate con rispetto da chi le avesse incontrate potevano svelare qualche arcano segreto o offrire qualche monile magico e persino indicare il luogo di qualche misterioso tesoro. Se invece fossero state offese potevano diventare spaventose e nel peggiore potevano tormentare la vittima o  tramutarsi in vere e proprie streghette sanguinarie. Generalmente il malcapitato se la scampava ricorrendo a qualche scongiuro rituale e le janas andavano via, semplicemente imprecando borbottando qualche maledizione contro chi era stato scortese con loro.

Questo è quello che veniva narrato dagli anziani nei racconti popolari sardi  "su chi sos mannos narraiana in sos contos sardos" magari ai loro nipoti  intorno al focolare, noti come contos de sos foghile, prima che fosse la TV a stregare le famiglie.

Le necropoli di ANGHELU RUJU comprende 38 grotticelle funerarie dette in sardo Domus de Janas (Case delle Fate). Queste grotte ipogeiche risalgono al Neolitico recente e all'Eneolitoco (3.330-2.700 a. C.) sono tutte pluricellulari ed hanno ingresso a pozzetto, ritenuto di tipo più antico e a corridoio scoperto, più evoluto. Di norma le tombe a pozzetto presentano planimetrie irregolari mentre quelle a corridoio solitamente hanno piante simmetriche a "T" o a raggiera. L'architettura delle tombe è arricchita da gradini, alcova, pilastri, cornici, fasce, finti architravi, ispirati ai dettagli delle case dei vivi, e ornate con protomi o corna taurine, finte porte, schemi geometrici scolpiti o incisi nei vani più ampi destinati probabilmente alle cerimonie funebri. L'uso della sepoltura del defuntio delinea una cultura ed uno sfondo religioso agrario, la metafora del seme che torna alla Terra Madre che lo rigenera.

Alghero via Carrabuffas n°46

tel 347 7566095

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foto e testi by Alessio Langella

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